LA SOCIOLOGIA DI PARETO

    L'opera del Trattato è dovuta all'applicazione integrale del metodo sperimentale allo studio della società umana.

    Ricercandone le uniformità ed i vincoli di interdipendenza, i fatti vanno classificati, bisogna rilevarne le forme tipiche, precisare la loro reciproca influenza, formulare schemi logici; il metodo di Pareto sarà quindi non soltanto sperimentale, ma logico-sperimentale.

    Sarà sempre presente in tutto il lavoro, la distinzione fondamentale tra il valore logico-sperimentale ed il valore sociale di una teoria.

    Una teoria giudicata falsa dalla scienza sperimentale, può riuscire di grande utilità sociale, al contrario una teoria sperimentalmente vera può riuscire di grande danno sociale, produrre effetti deleteri, paralizzare gli uomini nell'azione, togliendo loro quella forza cieca di sentimenti e quelle illusioni, da cui procedono e per cui si compiono il maggior numero delle azioni umane.

    Posta la metà della scienza sociologica nella conoscenza delle forme che assume la società umana in virtù delle forze che su di essa operano cioè nello studio delle forze che determinano l'equilibrio sociale, il punto di partenza di Pareto è stato necessariamente, secondo il metodo sperimentale, lo studio delle azioni umane, dello stato d'animo cui corrispondono e dei modi coi quali si manifestano.

    Questo procedimento parrebbe molto semplice, elementare, ovvio, invece, come si è detto, i sociologi prima di Pareto non l'hanno applicato affatto o l'hanno applicato parzialmente.

    In tutto il cammino del Trattato nessun principio generale per mostrare e spiegare i fatti particolari; quello sarà invece ricavato da questi sotto forma di legge cioè di uniformità, di cui vanno trovati i vincoli di interdipendenza.

    Il procedimento è affatto opposto di quello usato dai metafisici e dai teologi, usi a considerare la sociologia come campo di loro esclusivo monopolio, in cui tutto si spiega, con quella cosa bella e vaga chiamata "essenza delle cose", che si trova ove ognuno la mette, ed usi a dimostrare, col facile lavoro dialettico, i fatti particolari col principio generale ed a confondere la dimostrazione del fatto colla dimostrazione delle sue ragioni.





    La prima distinzione fondamentale, cui giunge Pareto, riguarda le azioni umane, che vengono distinte in logiche e non logiche.

    Le azioni logiche sono, almeno per la parte principale, il risultato di un ragionamento; le azioni non logiche hanno origine principalmente da un determinato stato psichico; sentimenti, sub-coscienza, ecc.; le prime consistono in mezzi appropriati al fine e uniscono logicamente i mezzi al fine, non solo rispetto al soggetto che agisce, ma anche rispetto a coloro che hanno cognizioni più estese e cioè in modo soggettivo ed oggettivo, le altre non hanno tale carattere, ma sono vedute solitamente sotto l'aspetto logico da coloro che le compiono e che ne discorrono o ne fanno la teoria.

    Sotto l'aspetto soggettivo quasi tutte le azioni umane fanno parte della prima classe: per i marinai greci i sacrifici a Poseidone e l'azione del remare erano prezzi ugualmente logici per navigare; per i Romani che credevano ai sortilegi contro le messi, incendiare le messi era azione tanto logica rispetto al fine d'ottenere buone messi, quanto quella di coltivare i campi.

    Queste azioni sono da Pareto chiamate non logiche, il che per l'A. non vuole dire affatto illogiche.

    Un'azione non logica può essere quanto di meglio sarebbe dato di trovare, coll'osservazione dei fatti e colla logica, per adattare i mezzi al fine; ma quell'adattamento è stato ottenuto per altra via che quella di un ragionamento logico.

Parte dell'istinto

    Per es. è noto che le cellule degli alveari delle api sono terminate da una piramide, che col minimo di superficie, quindi colla minore spesa di cera, racchiude il massimo volume cioè la maggior quantità di miele.

    Nessuno però suppone che ciò accada perché le api abbiano risoluto col sillogismo e la matematica un problema di massimo; evidentemente è un'azione non logica, sebbene i mezzi siano perfettamente adatti al fine, e quindi l'azione sia ben lungi dall'essere illogica.





    Eguale osservazione si può fare per molte e molte altre azioni che usualmente si dicono istintive, sia nell'uomo che negli animali.

    Ma negli uomini, in cui costante è l'abitudine di addurre un motivo qualsiasi per giustificare le azioni compiute istintivamente, sotto l'impulso del sentimento, le azioni non logiche impongono solitamente gli artifici logici per spiegarle.

    Questa legge paretiana della distinzione delle azioni umane in logiche e non logiche ha un incalcolabile valore per lo studio delle scienze sociali ed è fondamentale per la scienza della società umana.

    Implicitamente tutti riconoscono che ci sono azioni non logiche e nessuno pensa di negare che le azioni dell'uomo dipendano dalla sua indole, dal suo carattere, dai suoi sentimenti; ma poi si ragiona come se egli operasse solo guidato dalle sue conoscenze e dalle conseguenze logiche che ne trae.

    Quindi se fa cosa alcuna, reputata degna di biasimo, se ne incolpa la sua ignoranza, si pone come assioma che istruendolo si recherà ad operare secondo certe norme stimate logiche e buone. E poi per dissimulare l'assurdo di tale opinione si usa il ripiego di discorrere non di ciò che segue ma di ciò che dovrebbe seguire. Tale sotterfugio è usato in moltissime opere di economia e specialmente di sociologia nelle quali gli autori hanno mostrato l'uomo come mosso dalla ragione.

    Paragonando gli errori e le astruserie degli autori delle varie sociologie, con questa prima legge paretiana, si può valutare l'importanza e riconoscere la bontà scientifica del metodo sperimentale, applicato alle scienze economiche e sociali.

    Le azioni non logiche hanno parte importante nell'equilibrio sociale ed essendo intraveduto sotto l'aspetto logico da coloro che le compiono, ne discorrono o ne fanno la teoria, compito della sociologia è di trovarne la parte sostanziale, rilevandola dalle teorie che le esprimano.





    Abbiamo così la seconda legge (uniformità) fondamentale della sociologia paretiana che distingue nelle teorie due fattori: una parte A) costante, istintiva, non logica ed una parte B) deduttiva tendente a giustificare, dimostrare la porzione A).

    Occorre notare che, mentre nella logica ordinaria le conclusioni seguono alle premesse, nella logica dei sentimenti sono le premesse che seguono alle conclusioni.

    La parte: A) sarà chiamata residui; quella B) derivazioni. Su questi nomi, come sugli altri della sociologia paretiana non v'è da contendere.

    Pareto al principio del Trattato dichiara esplicitamente di usare termini del linguaggio volgare per non rendere troppo oscuro e noioso il suo ragionamento, ma per evitare il pericolo sempre imminente nelle scienze sociali che altri voglia cercare il significato dei vocaboli non nella definizione oggettiva che ne è data, ma nell'uso volgare e nell'etimologico, avrebbe volentieri sostituito numeri d'ordine, lettere d'alfabeto ai vocaboli-cartellini.

    Avendo i movimenti sociali forma ondosa, le onde delle derivazioni seguono quelle dei fatti: quando un tipo di derivazioni diventa di moda nascono in gran numero derivazioni di tal genere; le derivazioni, contrariamente all'opinione generale operano debolmente sui residui, mentre i residui operano potentemente sulle derivazioni, che in ogni caso si possono tirare a significare ciò che si vuole. Le definizioni sono, insomma, l'accessorio, il principale stando nei sentimenti e negli interessi, dai quali è prodotta la conclusione che si tenta a posteriori di giustificare colle derivazioni.

    Colla distinzione peretiana dei residui e delle derivazioni viene chiarito l'errore dei ragionamenti volgari nonché dei metafisici, che, non solo invertono i termini della relazione tra i residui e le derivazioni, stimando che quelle siano in generale causa di questi mentre invece ne sono conseguenza, ma danno esistenza oggettiva alle derivazioni proprie ed ai residui, da cui hanno origine.





    I residui non sono soltanto come i gusti l'origine delle azioni, ma operano potentemente in tutto il seguito delle azioni, che seguono dall'origine, il che appunto ci è fatto noto dalle derivazioni, sostituite ai miglioramenti logici.

    Le derivazioni si possono anche definire come il lavorio della mente umana per rendersi ragione, naturalmente a posteriori, dei residui.

    Colla teoria dei residui e delle derivazioni, come vedremo, Pareto ha dato alla scienza sociale il mezzo, sinora più sicuro, per valutare scientificamente una società storicamente costituita.

    Nel campo delle scienze sociali la mente umana non ha mai prodotto alcun metodo più profondo e più chiaro.

    Per avere il complesso di cose che operano in modo sensibile nella determinazione dell'ordinamento sociale, bisogna cercare le parti A) delle teorie (residui) cui vanno aggiunti gli appetiti e gli interessi.

    I residui sono stati da Pareto raggruppati in sei classi, divise alla loro volta in generi e specie.

    Classe 1 - Istinto delle combinazioni.

    Classe 2 - Persistenza degli aggregati.

    Classe 3 - Bisogno di manifestare con atti esterni il proprio sentimento.

    Classe 4 - Residui in relazione colla socialità.

    Classe 5 - Integrità dell'individuo e delle sue dipendenze.

    Classe 6 - Residuo sessuale.

    I residui che hanno maggiore importanza per valutare l'ordinamento della società sono i primi due.

    Per valutare i residui bisogna tener presente che esiste naturalmente un'intensità propria del residuo e quella che gli viene dalla maggiore o minore inclinazione dell'individuo all'energia.

    Le derivazioni sono divise in quattro classi, suddivise in molti generi.

    Classe 1 - Affermazione - Comprende fatti sperimentali e immaginari, sentimenti, misti di fatti e di sentimenti.

    Classe 2 - Autorità - Autorità di un uomo e di più uomini, autorità della tradizione, di usi e di costumi, autorità di un essere divino o di una personificazione.

    Classe 3 - Accordo con sentimenti e con principi, interessi individuali e collettivi, entità metafisiche e giuridiche e soprannaturali.

    Classe 4 - Prove verbali, termini indeterminati, metafore, analogie, allegorie.





    Le difficoltà principali che s'incontrano per costituire la scienza sociale seguono principalmente dal fatto che le derivazioni non corrispondono in modo preciso ai residui da cui hanno origine ed essendo esse sole note, rimane talvolta incerto come risalire ai residui da cui discendono; il che non accadrebbe, se le derivazioni avessero l'indole delle teorie logico-sperimentali. Inoltre nelle derivazioni molti principi non s'invocano esplicitamente, rimangono impliciti ed appunto difettano grandemente di precisione.

    Se i residui fossero l'espressione di fatti come i principi della scienza sperimentale, se le derivazioni avessero rigore logico, l'accordo delle conclusioni coll'esperienza dovrebbe essere sicuro e perfetto; se i residui e le derivazioni fossero scelte a caso, l'accordo sarebbe rarissimo; ciò che non è perché essendo i soli adoperati nella vita sociale, tutte le società avrebbero finito coll'essere annientate; residui e derivazioni debbono dunque occupare una posizione intermedia tra due estremi.

    Un residuo, allontanantesi dalla realtà, può essere corretto da una derivazione che si allontana dalla logica, e ciò segue, perché gli uomini, mossi dall'istinto, compiono azioni non logiche e si avvicinano a questi fatti sperimentali.

    4. - Sorge qui la questione della determinazione delle forme degli esseri viventi e delle società.

    Esse certo non sono prodotte a caso e dipendono dalle condizioni in cui vivono esseri e società; ma non si sa come precisare tale dipendenza.

    Animali e piante hanno forme adattate in parte e talvolta meravigliosamente adatte al loro genere di vita.

    Così i popoli hanno istinti all'incirca adatti al loro modo di vita. Ma questa é solo una relazione tra due cose e non è minimamente fissato che l'una sia conseguenza dell'altra.

    Il leone vive di preda ed ha armi potenti per catturarla, ma non si dice che vive di preda perché ha tali armi o che ha tali armi perché vive di preda.





    Egualmente un popolo belligero ha istinti bellicosi; ma non si dice che sia belligero perché ha tali istinti o che ha tali istinti perché è belligero.

    La soluzione è - secondo Pareto - che i ragionamenti sociali risultano non troppo lontani dalla realtà, perché a questa sono molto prossimi i residui, sia quelli da cui hanno origine, sia quelli che devono servire a derivare.

    Se i primi di questi residui sono prossimi alla realtà e le derivazioni sono discretamente logiche, si hanno conseguenze che, per solito, non si discostano neppur esse molto dalla realtà; se i primi non sono siffatti, i secondi residui consigliano l'uso di derivazioni sofistiche e li correggano per avvicinarsi alla realtà.

    I residui variano secondo il genere di occupazione degli uomini; ma anche qui, alla nozione di rapporto di causa ad effetto, sostenuta dalla teoria del materialismo economico, va sostituita quella di interdipendenza.

    5. - Come abbiamo detto, esaminando la ripartizione dei residui si ha il mezzo scientificamente più sicuro per valutare una società storicamente costituita; ma la ripartizione dei residui per la statistica va esaminata nei diversi strati della società.

    Non essendo appunto i residui egualmente sparsi né egualmente potenti nei vari strati della società, per avvicinarsi al concreto la società non va considerata come un tutto omogeneo, ma come ripartita in due strati; inferiore e superiore.

    E per la parte dinamica va poi considerato:

    1 Come variano all'incirca i residui nel tempo, sia negli individui di uno stesso strato, sia per il mescolarsi degli strati sociali.

    2 Come accada ciascuno di questi due fenomeni.

    Il Pareto economista aveva nel Manuale stabilito che il sistema economico risulta di certe molecole mosse dai gusti e sottoposte ai vincoli degli ostacoli che si oppongono all'acquisto dei beni economici; ma il Pareto sociologo, che applica integralmente il metodo sperimentale, è indotto a trovare che il sistema sociale è molto più complesso e bisogna considerarlo come composto di certe molecole dove stanno residui, derivazioni, interessi, tendenze ecc. che, soggette a numerosi vincoli, compiono azioni logiche ed azioni non logiche.

    Nel concreto, le società umane stanno tra i due tipi estremi di società astratte:

    1 Una società ove operano in modo esclusivo i sentimenti, senza ragionamenti.

    2 Una società ove operano soltanto ragioni logico-sperimentali.





    Nel caso del primo tipo la forma della società è determinata se si danno i sentimenti e le circostanze esterne e si aggiunge la determinazione dei sentimenti per mezzo di queste.

    Nel caso del secondo tipo, date le circostanze esterne, la forma della società non è determinata ed occorre indicare a qual fine deve addurre il mezzo del ragionamento logico sperimentale.

    Ma una società dominata dalla ragione non può esistere né si vede come possa esistere, mancando i dati del problema che si vuole risolvere col ragionamento logico sperimentale.

    Indeterminato è il concetto di utilità, essenzialmente eterogenei i concetti che i diversi individui hanno del proprio bene e dell'altrui, né c'è modo di ridurli ad unità.

    Stando tra questi due tipi estremi, la forma della società umana é determinata oltre che dalle circostanze esterne, dai sentimenti, dagli interessi e, in via subordinata, dalle derivazioni che fortificano sentimenti ed interessi.

    I ragionamenti logico-sperimentali hanno grande valore, quando è dato il fine e si cercano i mezzi adatti per conseguirlo, come può avvenire nelle arti, nelle scienze, nei mestieri.

    Nella politica furono usati come arte di governo da singoli individui e non per costruire una scienza, perché il fine non è determinato o, se è, non si palesa; quindi, nell'originare la società, hanno avuto poca parte, lasciando prevalere i sentimenti ai ragionamenti.

    Un certo numero di uomini sa giovarsi di questa circostanza per i propri interessi, valendosi, volta per volta, in modo conveniente di ragionamenti empirici e in parte logico-sperimentali.

    Quasi tutti i ragionamenti usati nelle materie sociali sono derivazioni; spesso la parte principale di essi è quella più o meno implicita: ricercandola, ossia indicando di quali principi le conclusioni potrebbero essere conseguenza, si può in molti casi giungere a conoscere i sentimenti e gli interessi che fanno accettare le conclusioni cui mette capo la derivazione.

    La società ha per fondamento persistenze di aggregati, che si manifestano con residui che sotto l'aspetto logico-sperimentale sono falsi e talvolta in modo manifesto assurdi.





    I caratteri di una società, cioè gli altri fatti sociali, sono principalmente determinati da quattro generi di fatti: gerarchia, avvicendarsi delle aristocrazie, selezione, proporzione media di ricchezza e di capitali per un individuo; ma i fatti determinati a loro volta operano su quelli che li determinano, onde si ha una relazione di mutua dipendenza e non già una relazione di causa ad effetto.

    Per considerare l'equilibrio sociale bisogna considerare come operano tra di loro:

    a) residui;

    b) interessi;

    c) derivazioni;

    d) eterogeneità e circolazione sociale.

    Avremo dunque da osservare: 1 - sia come a) opera su b) c) d); 2 - come b) opera su a) c) d) 3 - come c) opera su a) b) d); 4 - come d) opera su a) b) c).

    La combinazione 1 è parte notevolissima del fenomeno sociale ed è intuita in modo imperfetto ed alla lontana dalle teorie che pongono l'etica a fondamento della società e fanno signoreggiare i fatti dai concetti.

    La seconda, pure assai notevole, fu avvertita dai seguaci del materialismo storico, i quali caddero però nell'errore di trascurare le altre combinazioni, sostituendo la parte del tutto.

    La terza, che ci è nota per mezzo della letteratura, gode un'importanza molto al di là della realtà, mentre ha minor valore di tutte le altre.

    La quarta, rilevata già da Platone e Aristotile e posta in evidenza anche oggi, è fenomeno importantissimo.

    Le azioni e le reazioni si susseguono indefinitamente quindi variando a) per la combinazione 1 variano gli altri elementi b) c) d) ciò che vien detto effetti immediati; ma per le altre combinazioni il variare di b) c) d) produce anche una variazione di a); quindi questa si ripercuote nella combinazione 1 e dà luogo al variare di a) b) c) d) (effetti mediati).

    C'è poi l'intrecciarsi degli effetti di più combinazioni.

    Lo stato di equilibrio concreto che si osserva in una società è conseguenza di tutti questi effetti, di tutte queste azioni e reazioni, quindi diverso da quello teorico, ottenuto col considerare uno o più degli elementi a) b) c) d) invece di tutti.

    Come visione generale, si giunge a rilevare che i fenomeni sociali presentano di solito una forma ad onde, le quali sono di vario genere e di varia intensità; le loro mutue relazioni rivelano l'interdipendenza nello spazio delle molecole del sistema sociale.





    Considerando le due classi della società, eletta e non eletta, bisogna studiare il passaggio da una classe all'altra (circulation des élites), le diverse proprietà di queste classi, l'intensità ed i modi del loro movimento.

    7. - La storia mostra che i movimenti in un verso non seguitano in modo indefinito ma tosto o tardi sono sostituiti da movimenti in modo contrario, quindi ad un mutamento della proporzione dei residui della classe 1 segue un mutamento nella proporzione dei residui nella classe 2.

    Il prevalere degli interessi, principalmente industriali e commerciali, arricchisce la classe governante di uomini furbi, astuti, con molti istinti di combinazioni (residui della classe 1) e la depaupera di uomini di forte carattere, fieri, con molti istinti di persistenza degli aggregati (residui della classe 2).

    Appunto la valutazione dei residui nei vari strati sociali e degli interessi cui corrispondono, ha condotto Pareto alla suddivisione di una collettività in due grandi gruppi di individui, uno dei quali goda redditi fissi o quasi. (R); l'altro redditi variabili, provenienti dalla propria abilità, dal proprio ingegno e dalle proprie speculazioni (S).

    Anche questa teoria come quella delle azioni logiche e non logiche e dei residui è fondamentale per la sociologia paretiana, essa porta a rilevare che i due gruppi hanno un'assai diversa funzione sull'equilibrio sociale.

    Sotto l'aspetto sociale vanno a prendere posto tra gli imprenditori. (S.) coloro che hanno sviluppato l'istinto delle combinazioni, indispensabile per conseguire felice successo in questa professione; rimangono tra i semplici possessori di risparmio, coloro in cui prevalgono i residui della classe 2 (R).

    Quindi gl'imprenditori (S.) sono in genere gente avventurosa, in cerca di novità, tanto nel campo economico come in quello sociale, ai quali non dispiacciono punto i movimenti, da cui sperano di poter trarre vantaggio; i semplici possessori di risparmio sono invece spesso gente quieta, timorosa, sempre in orecchi, che poco spera e molto teme dai movimenti.





    Non c'è dubbio che l'inclinazione ad una vita avventurosa e spendereccia e quella ad una vita quieta e volta ad risparmio, come le altre inclinazioni degli uomini, sono sopratutto caratteri individuali sui quali poco o nulla opera il ragionamento, e che possono però essere alquanto modificate da circostanze accessorie.

    Speculatori e redditieri compiono nella società uffici di utilità diversa.

    Gli S, sono cagione in specie dei mutamenti e del progresso economico e sociale.

    Gli R, son elemento di stabilità e tolgono i pericoli del muoversi della categoria S.

    Una società ove prevalgono in modo assoluto gl'individui della categoria R rimane cristallizzata; quella in cui prevalgono gli individui della categoria S manca di stabilità, è in uno stato di equilibrio instabile, che puó essere con facilità distrutto da un accidente interno od esterno

    Le rivoluzioni avvengono perché col rallentarsi della circolazione delle classi elette o per altra causa si accumulano negli strati superiori elementi scadenti, che più non hanno i residui atti a mantenersi al potere, mentre crescono negli strati inferiori gli elementi di qualità superiore che posseggono i residui atti ad esercitare il potere.

    Osservazioni acute si ricavano dal Trattato sull'opera dei Governi.

    Esistono: 1) Governi che usano principalmente la forza materiale e quella dei sentimenti religiosi ed analoghi.

    Vi corrispondono: una classe governante in cui prevalgono i residui della classe 2 in paragone di quelli della classe 1; la circolazione delle classi è in generale lenta; sono governi poco costosi, ma che non stimolano la produzione economica.

    2) Governi che usano principalmente l'arte e l'astuzia, nella cui classe governante prevalgono i residui della classe 1 in paragone di quelli della classe 2.

    Nel concreto si trovano combinazioni di questi due tipi.





    Se il consenso fosse unanime, l'uso della forza non occorrerebbe, questo estremo non si è mai veduto, invece ci sono stati e ci sono casi concreti dell'estremo opposto: di un despota che si mantiene al potere, con i suoi armati, tra una popolazione ostile ovvero di un Governo straniero, che tiene soggetto un popolo riluttante.

    Se si osservano cadere Governi che non sanno o non possono servirsi della forza, si osserva pure che nessun Governo dura facendo uso esclusivo della forza.

    In generale l'opera dei Governi è tanto più efficace quanto meglio sanno valersi dei residui esistenti, tanto meno efficace quanto di ciò più sono ignari; in generale inefficace e vana quando mirano a mutarli in modo violento.

    Ai residui occorre aggiungere come mezzo di Governo gli interessi i quali talora sono l'unica via possibile per modificare quelli.

    Però gli interessi non ricoperti dai sentimenti, se costituiscono un mezzo potente per operare su coloro in cui prevalgono i residui della classe 1 (S.) e quindi su gran parte della classe governante, sono poco efficaci su quelli che hanno in prevalenza residui della classe 2 e quindi su parecchi della classe governata.

    8. - I movimenti sociali, essendo come è stato già detto, ritmici, danno luogo ad oscillazioni successive; allorché un gran numero di queste avvengono nello stesso senso, ne risulta un movimento generale in un senso e d'una ampiezza che può essere considerevole.

    Come un pendolo, la società umana oscilla tra due estremi, ed un periodo di intenso spostamento verso un lato è seguito da un altro, altrettanto intenso in direzione opposta. Gli uomini che solitamente giudicano secondo i sentimenti, apprezzano un periodo e detestano l'altro, ma lo scienziato si limita a constatare che l'uno é la conseguenza dell'altro.

ALBERTO CAPPA.