FALLIMENTO O RIVOLUZIONE ?


I.

    Ho l'impressione che pochi nel nostro Paese si rendano conto della gravità della nostra situazione finanziaria e degli sviluppi polititi che ne possono derivare. Il problema di riassettare il bilancio della Stato e degli Enti locali viene tacitamente lasciato a dormire: si discute di collaborazionismo e di riforma della scuola, del progetto sul latifondo e delle costruzioni navali, della riforma burocratica e del disservizio nelle aziende industriali ma in fondo nessuno di coloro che fanno la pioggia ed il bel tempo nel nostro movimento politico, ad eccezione di alcuni studiosi, si sono posti il quesito: dato che si va tranquiillamente avanti con un disavanzo crescente, come andremo a finire, presto o tardi? Con un'alzatina di spalle che somiglia moltissimo al famoso: Après moi le déluge! Il problema viene posato lì e chi s'è visto s'è visto.

    Vogliamo, invece, fermarci un momento su questo problema che è il più grave fra i tanti che incombono sulla nostra vita politica perché tutti li involge e supera? Nel farlo devo andare avanti con delle affermazioni, ognuna delle quali, naturalmente, può essere discussa e non condivisa. Ma se mai alla discussione ci verremo un'altra volta.

    Esaminiamo dunque la situazione attuale.

    1 - Il disavanzo delle Aziende pubbliche è quello che è - e cioè circa 6 miliardi per lo Stato, qualche miliardo per gli Enti locali. - In esso le spese residuali della guerra hanno un'importanza piccola; per lo Stato arriveranno a qualche miliardo che prima o dopo scomparirà. Ma contemporaneamente scomparirà il provento della imposta sui sovra-profitti di guerra e la situazione muterà di ben poco.

    2 - La facoltà di sopportare nuove imposte da parte del tanto vantato contribuente italiano è quasi esaurita. Qualche categoria pagherà meno di quella che dovrebbe, ma talune pagano troppo. Si potrà creare una maggiore perequazione tributaria ma il gettito complessivo non può portarsi alla cifra richiesta dall'ammontare della spesa. II carico tributario è oggi in lire carta 3-4 volte più alto di quello ante-bellico; non mi pare facile aumentarlo del 50% di quanto, cioè, sarebbe necessario per ottenere il pareggio.





    3 - Il Parlamento ha dimostrato e dimostra quotidianamente la sua incapacità tecnica e la sua impossibilità politica di arginare le spese: votò una legge per la riforma burocratica e dovrà presto consentire un aumento di spese; in ogni seduta, di sorpresa o consenziente quella testa di turco che, costituzionalmente, è il Ministro del Tesoro, approva leggi, leggine, ordini del giorno, emendamenti e via di seguito che costano fior di quattrini. Nessuno vuol rinunziare a qualche cosa di quello che ha, e tutti desiderano avere quello che non hanno; la Camera, emanazione del suffragio universale, cioè di coloro che non pagano ma vivono a spese dello Stato, non può frenare le spese per ragioni derivanti dalle sue stesse origini. Il Senato impedisce che si faccia peggio, ma non ha la forza politica per impedire il male che si fa. Il Governo cerca di frenare le pretese della Camera, ma poi finisce col cedere anche lui: così, anche se per naturale incremento dovesse accrescersi il gettito delle entrate, l'aumento non basterebbe per far fronte alle nuove opere. Il disavanzo resta.

    4 - Un Paese non può andar avanti facendo mezzo miliardo di debiti al mese. E non può perché:

    a) nuocerebbe seriamente all'economia nazionale assorbendo tutti i risparmi che alcune categorie di produttori fanno per mantenere un gruppo di parassiti (impiegati, cooperative, siderurgici; costruttori navali, produttori di canapa e zucchero, ecc.);

    b) lentamente il suo credito va cadendo e le ulteriori emissioni di prestiti devono essere fatte a condizioni più onerose. Verrà però un giorno in cui non si troverà più nessuno disposto a dare il proprio denaro ad un debitore che non può pagare;

    c) le ascensioni di debiti aumentano il disavanzo dell'onere degli interessi. Sulla base di 6 miliardi all'anno, all'interesse medio del 6 %, lo Stato si carica di mezzo miliardo di nuovo onere annuale ogni 18 mesi;

    d) in tutto questo movimento non c'entra per nulla il debito con gli Alleati di cui finora non paghiamo neppure gli interessi, mentre riscuotiamo il capitale del credito verso la Germania. L'Inghilterra, per citare un esempio di un paese che si vuol salvare, mentre energicamente risana la circolazione cartacea, ha cominciato ad ammortizzare il debito di guerra.





    5 - Lo sbocco di questa situazione tragica non può essere che il fallimento dello Stato o una rivoluzione sul tipo di quella che impose a Giovanni Senza Terra la Magna Charta. Io credo che la rivoluzione sia cominciata e che presto se ne vedranno gli effetti definitivi. Infatti i contribuenti si agitano ed essi costituiscono oggi l'unica categoria che possa fare sul serio la rivoluzione. Gli altri sono rivoluzionari per burla o da operetta: si mettono a posto con uno squadrone di guardie regie o con un sussidio ad una cooperativa o con i fondi segreti, ma i contribuenti no: quando tutti o quasi tutti non pagheranno, cosa farà lo Stato? Si badi bene: il problema non è riscuotere le imposte attuali, ma d'imporre il di più indispensabile per raggiungere il pareggio. Quali probabilità di avverarsi ha un movimento di questo genere? Per valutarle esattamente basta pensare che si tratta di indurre la gente a non pagare, ed ognuno vede che in questa direzione è facile incanalare masse sempre più numerose di contribuenti. I patteggiamenti e la ritirata da parte dello Stato sono già cominciati; il Ministro delle Finanze ha dovuto rinnovare ad agosto il pagamento della quota d'imposta straordinaria che in conto di quella del 1923 doveva pagarsi in luglio. Ad agosto saremo di fronte a nuovi rinvii e così assisteremo allo spettacolo di imposte votate dal Parlamento e di cui un Ministro sospende l'applicazione!

    Previsioni nella fase finale del movimento è possibile farne di diversa natura; ma tutte dovrebbero secondo me fondarsi su un rafforzamento dei diritti dei contribuenti di controllare meglio l'uso di quanto essi danno allo Stato. Ciò che praticamente significa ritorno al regime di suffragio ristretto o con l'abolizione della Camera attuale o con la creazione di un nuovo organo legislativo, emanazione dei contribuenti, nelle cui mani praticamente verrebbe a cadere ogni potere. Le vestali delle sacre conquiste del popolo, grideranno e si lamenteranno di questo fatto che ha troppo il sapore di reazione; ma non hanno altro da fare che subire le conseguenze inevitabili a cui lentamente li porta la loro politica demagogica.

    Ecco perché mi permetto sorridere della efficacia delle discussioni del collaborazionismo socialista, della riforma burocratica e quanti altri problemi oggi ci affaticano; mi fa un po' l'effetto che farebbe la discussione in seno di una famiglia del vestito che uno di casa ammalato di tubercolosi polmonare potrà indossare quando si alzerà da letto, mentre si ignora e si finge di ignorare che molto probabilmente l'ammalato dal letto passerà al cimitero.

    Pessimismo esagerato? Sarei ben lieto se qualcuno mi restituisse una maggiore fiducia nell'avvenire.


EPICARMO CORBINO