Politici d'oggi

Studio su Caillaux
I. LA FAMIGLIA

1.

    Joseph Maria Anguste Caillaux, battezzato col nome del nonno, è nato a Mans il 30 marzo 1863.

    Di Joseph Caillanx, l'antenato, convien parlare in principio.

    Egli nacque il 5 marzo 1756 a Genonville, villaggio del comune di Voves nella contea di Chartres, di famiglia artigiana.

    Sembrandogli greve il mestiere del falegname, che era tradizione della sua gente, gli fu fatto d'apprendere alcun poco di latino da un ecclesiastico e risparmiare sul salario d'apprendista e di chierico tanto da poter comprare studio di notaro. A ventidue anni, infatti, era notaro a Sancheville e prevosto, che voleva dire: luogotenente di giustizia del signore del luogo, il marchese de Larochebousseau.

    Questo notaro di provincia era, in verità, uomo esperiente, di quelli che han tirato il carattere giù dalla sfera dei principii per custodirselo nella pancia, come la plebe italica dei "mangiafagiuoli" della quale ci resta una sciagurata sentenza: "Vegna la Franza, vegna la Spagna" me non importa, basta che magna".

    Si direbbe oggi un opportunista: lui, officiale, fatto pingue dai nobilucci dei dintorni, che vigila le temperie dell'ordine nuovo e vi aderisce apertamente fino a rappresentare al tempo degli Stati generali una parte attiva nelle riunioni del terzo. Grand'elettore di un suo amico d'infanzia: Jérome Pétion, quel Pétion che s'ebbe nome di bello, fu l'idolo di Parigi e scomparve nella tragedia della Gironda.





    La Rivoluzione fu benigna al prevosto signoresco: l'indennità per la soppressione dello studio notarile e la dote della moglie, Marie Victoire Mélanie Lefebvre, concessero a Joseph Caillaux di speculare sui beni nazionali. Ma viene il Terrore, Pétion è morto, il sospetto vigila lo Stato: gli affari ormai folti e complessi hanno bisogno, perciò, d'uno schermo. Ed ecco l'antico tabellione fatto speziale nella bottega dei suoceri a Chartres, rue de la Poèle-percée.

    La bandiera copre la merce: il fondaco che profumana il garofano e la noce muschiata ha un retro-bottega, una sorta di deposito, dove fra sacchi d'orzo e casse di biscotti si negozia come in una congiura o in un ghetto e si tien registro d'affari nobileschi da trattar sottomano. Poi c'è una cantina, donde un giorno il signor di Larochebousseau, tediato dal fumo della lucerna, dall'umidore, dagli addobbi di ragnateli e di salnitro, esce, come in un romanzo di Gaston Leroux, per farsi prendere e ghigliottinare a Parigi.

    Joseph Caillaux, antico prevosto, accorre in diligenza da Chartres e, quasi un dramma d'arena, gli è svelato alla Conciergerie il nascondiglio che custodisce il forziere dei Larochebousseau.

    "C'est pour mes enfants", esclama il marchese, e alla scena della prigione cala la tela.

    Comincia, poi, un altro atto: i quadrivii ed i salotti di Chartres, dove le comari e gli "incroyables" spettegolano della fortuna improvvisa dello speziale. Solite favole e passatempi di piccoli centri: ancora oggi, infatti, i vecchi raccontano a veglia di tesori trafugati "al tempo del quarantotto" che vale per tutto il periodo della Rivoluzione italiana.

    Joseph Caillaux era, certamente, una natura composita di Girella e di Mercadet: ma onest'uomo in fondo. Natura di servo fedele, inchinevole e devoto anche nella nuova fortuna, agli antichi padroni: come il liberto romano cui, pur sotto la chioma fluente, restavano le orecchie bucate.





    Dopo il 9 termidoro, il singolare "homme d'affaire" curò di mettere nel pieno possesso dell'eredità - come s'esprime il gergo dei curiali - i figli del marchese de Larochebousseau. Alla biblioteca di Chartres, in testimonianza, sono conservate tre lettere degli eredi e questa dichiarazione:

    "Je suis père d'une nombreuse famille, J'ai senti de bonne heure l'obligation que ce titre m'imposait. Je me suis livré à des spéculations honnètes et légales. Le succès a couronné mes travaux et mes enfants ne me demanderont pas en vain una éducation signé et une existence qui puisse les mettre à l'abri de l'indigence. Tel était mon devoir; je l'ai rempli. Ce succès a éveillé l'envie. La malveillance débite qua ma fortune est fondée sur des actes d'improbité. On m'impute d'avoir nié et retenu un dépòt à la famille Larochebousseau. On m'impute d'être son débiteur de quarante mille francs. La calomnie atteste que la mésintelligence règne entre elle et moi. Que mes concitoyens lisent les lettres qua j'ai reçues de tours les membres qui la composent. Ils y verront tracés avec les caractères de la vérité la moinas équivoque, et le démenti de ces bruits atroces, méchamment imaginés pour me perdre, et les sentiments de la reconnaissance la plus vive. Dans quelle erreur se sont jetés ces calomniateurs infames qui s'enveloppent du vil et honteux manteau de l'anonyme. Ils indiquent pour mes en ennemis ceux que j'ai sans cesse obligés avec courage, intérêt et délicatesse depuis l'origine de la Révolution. Les preuves de gratitude méritées qui je reçois de cette famille et que je place sons les yeux de mes concitoyens suffisent sans doute pour couvrir de mépris publique les ennemis cachés qui me poursuivent et pour conserver tous les sentiments d'honneur et de probité auxquels j'ai droit de prétendre et qui me sont dus.

Joseph Caillaux,
Marchand èpicier a Chartres,
ex-notaire et prévot de Sancheville".

    Più tardi Joseph Caillaux è "officier municipal" di Chartres: ottiene dalle autorità imperiali una carica d'avvocato presso il Tribunale della città e chiude bottega.

    Poi vende lo studio.

    E nel 1820, come conviene: suddito fedele dei Borboni, conclude la sua giornata, lasciando ai dieci figli una fortuna enorme e un consiglio: "Ne rendez jamais service aux nobles; ce sont des ingrats".





2.

    Più lungo discorso, com'è giusto, faremo di Eugène Caillaux, padre di quel Joseph del 1863.

    Ingegnere, si diceva allora, di ponti e strade, cominciò la sua carriera a Laval e a Mans, dove si trovava nel 1870 quando i prussiani occuparono la città. I passi fatti presso l'invasore e gl'importanti lavori pubblici diretti nel dipartimento, gli conciliarono la gratitudine della popolazione, che lo elesse, con 50.508 voti, deputato quand'era già consigliere municipale.

    In Parlamento, come repubblicano, sedette prima alla sinistra del centro.

    Volgevano i tempi in cui la coalizione delle destre, avendo preso partito contro Thiers, si sforzava di staccare qualche voto dalla sinistra che l'era nel pari numero. Il gruppo Target, quattordici lanzi che levavano l'insegna delle "toupies hollandaises" stati fino allora a giocar sul tamburo per la Repubblica o per la Restaurazione, decise le sorti della manovra parlamentare: passando alla destra.

    Thiers cadde. Il gruppo Target meritò di chiamarsi "plotone d'esecuzione".

    Eugène Caillaux, ormai ligio ai gigli d'oro, era stato della partita.

    Nel 1874 il generale De Cissey lo chiama ai lavori pubblici. Conserva il portafoglio nel gabinetto Buffet. Vota la Costituzione del '75 e, passando al Senato, aderisce compiutamente alla politica del maresciallo De Mac-Mahon.

    Nel Ministero del 16 maggio, quello degli "hommes surs", ha il carico delle finanze.

    Ma il Governo è battuto nelle elezioni generali dell'ottobre 1877. Mac-Mahon si ritira: i repubblicani trionfano.





3.

    Il 12 novembre 1877, il deputato M. Albert Grévy propose al Parlamento di mettere in istato d'accusa il Ministero del 16 maggio. La Commissione d'inchiesta, con una relazione di M. Henry Brisson, concluse favorevolmente.

    La relazione fu discussa il 16 marzo 1819, M. Léon Renault, repubblicano moderato, e il Presidente del Consiglio M. Waddington parteggiavano per l'"embrassons nous", M. Charles Floquet e il relatore si batterono con violenza contro questo nuovo "baiser Lamourette" che è una tradizione costante della politica interna francese. Vi è stato un complotto contro la salute della Repubblica, dunque tradimento: ritenevano i laici.

    Tuttavia, la relazione Brisson fu respinta con 317 voti contro 159. Ma, in compenso, si deliberò di affiggere un ordine del giorno che diceva fra l'altro:

    "Les ministres du 16 mai ont, par leur coupable entreprise contre la République, trahi le gouvernement qu'ils servaient; foulé aux pieds les lois et les libertés publiques, ne reculant, après avoir conduit la France à la veille de la guerre civile, que devant l'indignation et les viriles résolutions du pays".

    L'odissea di Eugéne Caillaux, scampato con gli accoliti sicuri del 16 maggio alle sanzioni dell'Alta Corte, non poteva, però, ritenersi conclusa in terra d'Itaca.

    Eugène Caillaux, quand'era ministro dei Lavori pubblici, aveva deposto agli uffici della Camera un progetto di legge "rélatif à l'achèvement du Pavillon de Marsan et à l'installation de la Cour des Comptes".

    Il credito, alla seduta del Parlamento, fu chiesto "pour reinstaller la Cour des Comptes dans l'emplacement qu'elle occupait autrefois au Quai d'Orsay".

    (Il y aurait à dépenser 8 millions de francs, d'aprés l'estimation des architectes, tandis qu'au prix de 2.500.000 francs seulemente nous pourrons, en moins de temps, achever les travaux du Pavillon de Marsan et y installer la Cour des Comptes dans d'excellentes conditions).





    Era questione, cioè, di 2.500.000 franchi, da aggiungere ad altri 4 già votati.

    Tre mesi dopo, per riedificare il Pavillon de Marsan distrutto dalla Comune accorreva un nuovo credito di 8.766.344 franchi. Eugène Caillaux, allora narratore, aveva dunque ingannato il Parlamento o s'era ingannato egli stesso.

    Del 450 per cento.

    Fu allora che accadde un fatto memorabile: i gazzettieri strillarono da una parte, e dall'altra Caillaux accusò gli architetti che a lor volta denunziavano lui. Queste baruffe, che somigliano un gioco monellesco detto "scaricabarili", riempiono solitamente le cronache parlamentari ad ogni tramonto di gabinetto: spazzatura degli uffici ministeriali, che il fiato delle concioni sperde per le redazioni dei giornali e i caffè del sobborgo. Ma lo scandalo intitolato al Pavillon de Marsan ebbe altro fato ed altro stile.

    M. Sadi Carnot, ministro dei Lavori pubblici con Jules Ferry, pur rilevando gravi mancanze a carico di Eugène Caillaux, presentò un rapporto moderato. Il 22 gennaio 1881, la Commissione del bilancio fece votare al Parlamento un ordine del giorno che invitava il Governo ad argomentare se le conclusioni di M. Carnot non schiudessero la via "à l'application de l'article 6 de la loi constitutionelle du 25 février 1875 et des articles du Code civil sur le mandat".

    L'articolo 6 dello Costituzione dice:

    "Les ministres sont solidairement responsables devant les Chambres de la politique du gouvernement et individuellement de leurs actes personnels".

    A tanti clamori seguì qualche mese di silenzio, che l'onorevole decano M. Guichard, uomo, a quel che sembra, tenace, assunse di rompere con un diavoleto di proteste ed interpellanze. Infine, il Parlamento votò questo articolo unico:

    "Vu l'article 6 de la loi constitutionelle du 25 février 1875, les articles 1382, 1383 et 1992 du Code civil, la Chambre invite le Gouvernement à exercer une action en indemnité contro M. Eugène Caillaux, ancien ministre des travaux publics, à raison des faits exposés dans le rapport du "budget" del 1880 dépos´ le 7 février 1880, et dans l'information du Gouvernement communiqué à la séance du 30 mai 1881".





    Ma davanti a quale tribunale doveva comparire Eugène Caillaux? E quale procedura si sarebbe seguita?

    Pare che il prefetto della Senna, investito dell'esecuzione, prima di confessare il suo imbarazzo, riunisse un concilio di dottori.

    M. Guichard, tenace come tutti i decani, presentò allora un'interrogazione alla quale il guardasigilli rispose con un gran discorso togato e mitrato. Quando il ministro si tacque, M. Henry Villain, che non era un furbo, gridò: "La conclusion est qu'un ministre peut faire tout ce qu'il veut et n'est jamaìs responsable".

    M. Guichard, tenacissimo, trasformò l'interrogazione in interpellanza e fece votare dal Parlamento un ordine del giorno "conforme à celui du 28 jullet 1881".

    Il 1 giugno 1886, l'assemblea, con 352 voti contro 164, approvò un nuovo articolo unico:

    "La Chambre persiste dans la résolution déja votée dans les précédentes législatures et invite le Gouvernement à exercer une action en indomnité contre M. Caillaux, ancien ministre des Travanx publics"

    In verità, l'Omeomeria di Anassagora sarebbe parsa a Lucrezio più agevole a scrutare.

    Finalmente, il Senato - senatores boni viri - tagliò il nodo contro cui s'erano sperimentati invano perfino i denti e l'unghia di M. Clemenceau, approvando quest'ordine del giorno:

    "Le Sénat, infligeant un blâme sévère aux actes de grave négligence commis par M. Caillaux, ministre des Travaux publics, lors de la préparation d'un projet de loi portant affectation du Pavillon de Marsan à la Cour des Comptes, appelle l'attention du Gnuvernement sur l'insuffisance de la législation en matière de responsabítè ministèrielle".

4.

    Ormai il fato politico metteva Eugéne Caillaux "per l'ampio mare aperto" alla guisa d'un Ulisse parlamentare. Battuto nelle elezioni senatoriali dell'82 e in quelle legislative dell'81, gli restò soltanto uno stallo al Consiglio di Mamers. Doveva perdere anche questa.

    Nel 1883, M. Edouard Lochroy, avversando lo spirito reazionario dei dirigenti della grandi Compagnie ferroviarie, lesse alla tribuna un catalogo del membri di Consigli d'amministrazione. Quando fu il turno della Paris-Lyon-Méditerranée, une voce dalla sinistra chiese:





    - Et M. Caillaux?

    Eugène Caillaux era succeduto al banchiere Mallet nella presidenza della P. L. M., cui apparteneva da trent'anni, prima consigliere d'amministrazioni, poi vice-presidente.

    M. Terrier, di parte radicale, presentò subito una interpellanza che fu discussa il 16 gennaio 1892. L'onorevole preopinante assumeva che lo Stato avesse diritto di controllo sulle grandi Compagnie ed accusava di negligenza il ministro dei Lavori pubblici che aveva inflitto ai repubblicani l'onta dell'ascensione di un avversario

    M. Clemenceau e compagni tenevano bordone, il bonapartista conte Lemercier si limitava a contestare il preteso diritto di controllo dello Stato.

    Soltanto M. Yves-Guiot, ministro dei Lavori pubblici, assunse la difesa di Eugène Caillaux, e il modo fu singolare fra tutti.

    Negli Atti parlamentari si legge:

    "M. TERRIER: M. le ministre a paru tres rassuré, enchanté mème, d'une situation au sujet de laquelle il a pu dire que, si M. Caillaux était devenu président du Conseil d'adminiatration, il avait, en revanche, déclaré d'une façon officielle et formelle qu'aux elections prochaines il ne se représenterait pas au Conseil général dans la Sarthe. C'est donc une opération commercìale qu'on faisait et c'est la conscience politique de M. Caillaux qui était l'enjeu (Mouvement divers). Placé, comme le Héros de la tragédie classique, entre son devoir et son intérêt, M. Caillaux, comme ce mème héros, ne hésite pas: mais au lieu d'aller oú l'appelle son devoir, sa lieu de rester fidèle à ses électeurs, il les abandonne pour prendre le Conseil d'administration d'une grande Compagnie.

    M. ARMAND DESPRES: Il renonce à la politíque, voilà tout.

    M. CLEMENCEAU: Eh bien, voilà en exemple (on rit.).

    M. ARMAND DESPRES: Certainement, il y en a beaucoup qui devraient renoncer à la politique.

    M. TERRIER: Et vous trouvez qu'en récompensant cet abandon vous faites un acte de haute et sage politique républicaine? pour moi, je ne le crois pas (interruptions).

    Così, anche questa storia è finita: Engène Caillaux morì di congestione cerebrale una notte dell'agosto 1896 e Le Figaro scrisse all'indomani delle esequie: "Toutes les classes de la société parisienne out voulu, par leur présence, rendre un dernier hommage à l'homme éminent, dont toute le vie a été un exemple de probité et d'honneur".

     Gaston Calmette era allora un piccolo redattore di quel giornale.

WARD PERCH.